giovedì 27 marzo 2014

Sarò il tuo peggior incubo...

Una narrazione si può definire horror quando, agendo sulla fallacia delle percezioni sensoriali e sulle differenze soggettive della rappresentazione del reale, descrive possibili irruzioni di elementi irrazionali nella vita quotidiana e ne immagina le conseguenze, spesso connotate da reazioni violente e da sviluppi estremi, talora altamente drammatici e tragici.
Il tipico racconto dell'orrore alimenta le paure ancestrali radicate nell'inconscio collettivo dell'essere umano, come quelle:

  • per la morte e per le incognite che si celano nel mistero dell'esistenza,
  • per il buio e per i luoghi inesplorati,
  • per l'isolamento o per la perdita delle relazioni con le persone care,
  • per il sovvertimento delle regole della scienza e della vita sociale
L'ambientazione è quasi sempre notturna in luoghi tetri lugubri,misteriosi:cripte sotterranee,cantine,case abbandonate ,cimiteri ecc.
Alle volte, più banalmente, l'horror fa leva sulle comuni ossessioni e sulle fobie più diffuse nella psiche umana, ed ottiene reazioni forti ed immediate facendo leva:
  • sull'istinto di conservazione,
  • sul disgusto provocato dalla malattia (fisica e mentale) o dalle deformità,
  • sull'angoscia suscitata dalla violenza e dal dolore,
  • sul disagio dovuto a condizioni di vita estrema, esposta alle avversità climatiche,
  • sulla reazione al contatto con certi animali ripugnanti (insetti, serpenti, ecc.).
Oggetto imprescindibile del racconto horror è la presenza di elementi soprannaturali, senza le quali il racconto, per quanto possa avvalersi di ambientazioni e situazioni tipiche dell'horror oppure determinare effetti psicologici analoghi, non appartiene a questo genere, ma può eventualmente rientrare nella letteratura gialla (thriller o noir).

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